Il Cammino Francese rappresenta da secoli un percorso di riflessione, scoperta e piccoli grandi miracoli quotidiani per migliaia di viandanti. La quinta tappa, che si snoda da Puente la Reina a Villamayor de Monjardín, segna un momento di svolta in cui l’esperienza comincia a farsi intensa, mettendo alla prova la resistenza fisica ma regalando in cambio scorci storici di rara bellezza e una delle attrazioni più curiose dell’intero tracciato.

La giornata inizia quando fuori è ancora completamente buio. La necessità di muoversi alle prime luci dell’alba, accendendo le luci frontali per illuminare i passi iniziali, è dettata dal meteo e dagli avvisi di temperature massime che minacciano di sfiorare livelli eccezionali. Questa specifica frazione si rivela impegnativa, coprendo una distanza di trentuno chilometri con un dislivello positivo significativo, distribuito tra i saliscendi iniziali e una lunga ascesa finale che riporta i viandanti a ridosso dei settecento metri di altitudine. La scelta di affrontare una tratta così estesa nasce da una pianificazione strategica, modificando l’andamento dei giorni precedenti per assicurarsi un ingresso più agevole e breve nella successiva grande città di Burgos. Fortunatamente, il percorso non presenta criticità per i rifornimenti, poiché i centri abitati incrociati offrono una rete affidabile di bar, mercati e punti di ristoro.

La prima salita impegnativa conduce i pellegrini verso l’abitato di Mañeru, procedendo in sicurezza lungo un tracciato protetto e separato dalla vicina strada statale. Da questo punto in poi, il paesaggio circostante muta visibilmente, accogliendo i primi storici vigneti della Rioja che si alternano a distese di ulivi e campi di grano. È un panorama agricolo immutato nei secoli, capace di evocare atmosfere che rimandano all’epoca romana, interrotte soltanto dalla vista delle moderne vie di comunicazione che corrono parallele al sentiero.

Il legame con l’antichità si fa tangibile nell’attraversamento di borghi medievali e nell’incontro con l’architettura d’epoca. Superato il nucleo di Cirauqui, i viandanti si trovano a calpestare tratti di un’antica via romana, transitando su ponti storici come il Puente de Dorrondor, strutture che nel corso dei secoli hanno subìto rifacimenti e rimaneggiamenti ma che conservano intatto il loro fascino originario. Il percorso continua poi costeggiando campi di girasoli e incrociando moderne opere idrauliche, per poi dirigersi verso Villatuerta, località celebre tra i camminatori per le sue colazioni rigeneranti e caratterizzata da monumenti dedicati a San Veremundo e dalla presenza dei simboli storici del pellegrinaggio, come la croce e la conchiglia di Santiago.

Dopo aver attraversato la cittadina di Estella, l’itinerario conduce nei pressi di una delle tappe più attese e fotografate del Cammino: la celebre fontana del vino della Bodega Irache. Questa singolare struttura è dotata di due rubinetti distinti, uno per l’acqua fresca e uno destinato a erogare il vino locale, messo generosamente a disposizione dei passanti dall’azienda agricola. La gestione di questa risorsa richiede lo spirito di condivisione tipico della via, in quanto la quantità giornaliera è limitata a cento litri. Sebbene il buon senso suggerisca di limitarsi a un piccolo assaggio simbolico per permettere a tutti i successivi camminatori di goderne, non è raro imbattersi in episodi meno solidali di persone che riempiono intere borracce a discapito di chi arriverà più tardi.

Gli ultimi chilometri della giornata si sviluppano immersi nella campagna, dove un vento leggero mitiga la fatica accumulata. La vista del campanile di Villamayor de Monjardín annuncia finalmente la meta e la fine degli sforzi. La località accoglie i viaggiatori stanchi con le sue strutture di ospitalità, tra cui alberghetti essenziali ma puliti e organizzati. Questi luoghi offrono non solo un letto e servizi condivisi a prezzi modici, ma diventano anche spazi di convivialità grazie alle cene comunitarie. Uno dei vantaggi più apprezzati da chi cammina è la disponibilità di colazioni preparate in anticipo sui tavoli, consentendo di consumare il pasto a qualsiasi ora della notte e di rimettersi in marcia molto prima del sorgere del sole, pronti ad affrontare la tappa successiva con rinnovata energia.

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