Il fiume Po
Il Po visto dal kayak: un’avventura sul grande fiume
Navigare il Po in kayak è un’esperienza che va ben oltre la semplice pagaiata: è un viaggio nel cuore della pianura padana, un percorso che si snoda attraverso paesaggi unici e spesso inaspettati. Per un kayakista, il grande fiume si rivela come un gigante che respira, con le sue acque ampie e il suo ambiente golenale, un ecosistema ricco e affascinante che si estende a perdita d’occhio. Certo, a tratti può essere monotono ma lungo le sponde è sempre possibile trovare sorprese: un’antico ospitale per pellegrini, come la Pieve di Parpanese o quello di Corte Sant’Andrea, baracche di pescatori disposti ad offrire un bicchiere di lambrusco, piccoli locali dove ancora è possibile incontrare l’autentica gente del fiume e con un po’ di fortuna ascoltare storie dei tempi andati.
Nel tratto che va da Settimo Torinese fino al mare, il Po offre scenari molto diversi. La prima parte del percorso, fino a Cremona, è particolarmente comoda per chi usa un kayak gonfiabile. L’infrastruttura ferroviaria corre parallela al fiume, rendendo semplice l’organizzazione del trasporto a fine giornata. Qui il fiume è ancora scandito da alcuni sbarramenti che richiedono un po’ di attenzione: si trovano a Chivasso, Casale Monferrato e Valenza. Superato quest’ultimo, il fiume si apre e scorre libero fino alla conca di Isola Serafini. In realtà, questa conca può anche essere evitata scegliendo il ramo alternativo, una soluzione che abbiamo adottato in un’occasione, quando siamo arrivati al Po dopo aver disceso l’Adda.
L’ambiente golenale che caratterizza il Po è di una bellezza selvaggia. Le ampie spiagge di sabbia, gli “spiaggioni”, emergono specialmente in periodi di magra, offrendo luoghi perfetti per una sosta. Tuttavia, il fiume presenta insidie che è bene conoscere. Oltre al pericolo legato alla piena, il fondo sabbioso è particolarmente insidioso: può far incagliare il kayak e, cosa ben più grave, rischia di far sprofondare chiunque scenda dall’imbarcazione per liberarla. È fondamentale procedere con cautela e leggere il fiume.
Negli ultimi decenni, la qualità dell’acqua è notevolmente migliorata grazie all’introduzione di numerosi depuratori, un passo avanti significativo rispetto agli anni Settanta. Nonostante ciò, il Po rimane un “fiume malato”, un ecosistema che spera ancora in un futuro di maggiore salute. L’introduzione del pesce siluro ha purtroppo alterato l’equilibrio della fauna autoctona, ma a causare la quasi totale scomparsa degli storioni, un tempo simbolo del fiume, è stato l’inquinamento storico.
Fino a ora, abbiamo percorso diversi tratti del Po durante brevi avventure nel fine settimana. Le notti le abbiamo trascorse in tenda sulle sponde, sotto cieli stellati, o all’ostello per pellegrini di Corte Sant’Andrea, un’oasi di tranquillità sulla Via Francigena.
Il sogno, un giorno, è quello di completare il percorso intero, da Torino fino al mare, un’impresa che richiede tempo e pianificazione, ma che sarebbe veramente molto soddisfacente.
La nostra prima volta sul Po, arrivando dal Ticino:
Da Pavia a Piacenza con la Seashine:
Da Bressana alle Gabbiane con lo Story Division 2:
Dalle Gabbiane a Piacenza con lo Story Division 2: