Le scarpe da trekking rappresentano uno degli elementi più critici per chi affronta lunghi percorsi come il Cammino di Santiago, dove il terreno varia continuamente tra asfalto, sentieri rocciosi e fango. La scelta tra una calzatura bassa o una versione media non è solo una questione di estetica, ma riguarda direttamente il sostegno della caviglia e il comfort complessivo durante le tappe più impegnative. Le Columbia Peakfreak 2 Outdry offrono una soluzione versatile per diverse tipologie di camminatori, presentandosi in entrambe le varianti per rispondere a esigenze specifiche di stabilità.

La versione bassa di questo modello è stata ampiamente testata per centinaia di chilometri lungo il Cammino Francese, dimostrando un’ottima resistenza anche su tratti tecnici come i cosiddetti denti del drago, discese su rocce impervie oggi in parte smantellate per sicurezza. La scarpa si distingue per la tecnologia di ammortizzazione Techlight Plus, che garantisce un ritorno di energia utile soprattutto quando si trasporta uno zaino pesante, riducendo l’affaticamento del piede. La tomaia è dotata della membrana Outdry, che assicura una completa impermeabilità senza sacrificare la traspirabilità, un fattore fondamentale per evitare surriscaldamenti durante le tappe estive.

Un elemento tecnico sorprendente è il sistema di allacciatura Navic Fit. Se inizialmente può sembrare una semplice trovata di marketing, all’atto pratico permette di mantenere il piede stabile e ben saldo per tutta la giornata, evitando che i lacci si allentino continuamente. La calzata rimane sicura dalla mattina alla sera, un dettaglio che fa la differenza quando si affrontano distanze superiori ai trenta chilometri giornalieri. Tuttavia, il limite principale della scarpa bassa risiede nella mancanza di supporto laterale, che può diventare un problema nei tratti scoscesi dove il rischio di distorsioni è più elevato.

Passando alla versione media, definita Peakfreak 2 Mid, si nota come la struttura rimanga pressoché identica in termini di suola e materiali, con l’aggiunta di circa quattro centimetri di altezza sul collare della scarpa. Questo incremento di materiale offre un sostegno supplementare alla caviglia senza però raggiungere la rigidità di uno scarpone da montagna tradizionale. La differenza di peso tra i due modelli è minima, circa diciassette grammi, rendendo la versione Mid una scelta ideale per chi desidera una calzata più protettiva senza rinunciare alla leggerezza e alla flessibilità di una scarpa da trail.

Il test sul campo effettuato lungo il cammino di Santa Giulia in Toscana ha confermato la validità di questa calzatura su terreni misti. Nonostante la presenza di fango, guadi di torrenti e lunghi tratti di asfalto, la Peakfreak 2 Mid ha mantenuto i piedi asciutti e ben ammortizzati. Anche dopo tappe particolarmente lunghe di quasi quaranta chilometri, la pianta del piede non ha risentito eccessivamente dell’impatto con il suolo duro, confermando l’efficacia del sistema ammortizzante.

In definitiva, la scelta tra i due modelli dipende esclusivamente dalle preferenze personali e dal tipo di terreno che si prevede di affrontare. Chi preferisce avere la caviglia libera e cerca la massima leggerezza troverà nella versione bassa una compagna affidabile e duratura, capace di superare ampiamente i mille chilometri di utilizzo. Chi invece si sente più sicuro con una protezione maggiore contro le storte o affronta percorsi con molte discese ripide trarrà grande beneficio dalla versione media. In entrambi i casi, si tratta di calzature tecniche che combinano impermeabilità e comfort a un prezzo competitivo, rendendole uno dei migliori acquisti per chi ama camminare a lungo.

Sui nostri precedenti Cammini di Santiago abbiamo utilizzato anche le Columbia Peakfreak X2 Outdry, che trovate anche sul nostro blog.

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