Camminare per ore e giorni con uno zaino sulla schiena è una fatica fisica notevole, ma la vera sfida dei nostri tempi, quando si decide di intraprendere un cammino, è un’altra. Si tratta di una competenza mentale ed emotiva che va ben oltre l’allenamento delle gambe: la capacità di adattarsi.

Se decidete di vivere l’esperienza autentica dei cammini, frequentando i vari albergue, ostelli e rifugi storici, vi renderete conto molto presto che adattarsi è la parola chiave assoluta, subito seguita da un’altra colonna portante, ovvero il rispetto. La vita comunitaria è un microcosmo affascinante ma complesso, dove le abitudini di perfetti sconosciuti si incrociano nello spazio di una camerata.

Prendiamo l’esempio più classico di convivenza forzata: se una persona russa di notte, c’è davvero poco da fare. In quel caso le uniche armi a disposizione sono un buon paio di tappi per le orecchie, tanta pazienza e la speranza di prendere sonno prima degli altri. Questo fa parte del gioco e rientra nella casistica dell’adattamento. Esiste però un confine netto tra ciò che non si può evitare e la pura maleducazione.

Fare rumore nel cuore della notte, controllare il cellulare per addormentarsi illuminando a giorno l’intera camerata o, peggio ancora, accendere la luce centrale quando gli altri riposano sono evidenti mancanze di rispetto. In questi contesti l’educazione deve essere massima. Se il desiderio di totale libertà o la necessità di vivere nel caos superano la capacità di rispettare gli spazi altrui, la soluzione è semplice: esistono le camere private e gli alberghi tradizionali, dove ognuno può gestire i propri ritmi senza recare disturbo.

La casistica delle situazioni in cui lo spirito di adattamento viene messo alla prova è davvero enorme e non si limita solo al sonno. Un altro grande banco di prova è il cibo, specialmente in un Paese come la Spagna. Per chi segue una dieta vegetariana, vegana o soffre di particolari intolleranze alimentari, l’esperienza culinaria può rivelarsi parecchio impegnativa.

Questo discorso vale soprattutto per la Spagna dei cammini meno battuti e selvaggi, come il Cammino Primitivo o il Cammino del Salvador. In queste zone più isolate bisogna mettere in conto che i servizi sono ridotti all’osso e spesso sarà necessario portarsi il cibo nello zaino, aumentandone inevitabilmente il peso. Ognuno vive il cammino come meglio crede: c’è chi preferisce digiunare se non trova esattamente ciò che desidera nel piatto (e a loro va tutta la mia stima), e c’è chi invece sceglie di adattarsi a ciò che passa il convento.

Questo spirito di adattamento diventa ancora più doveroso durante le cene comunitarie negli albergue. Quando un ospitaliero o un compagno di viaggio passa del tempo a cucinare per il gruppo, consumare tutto ciò che viene offerto è, almeno per me, una forma fondamentale di gratitudine e rispetto per l’impegno altrui.

Tutte le comodità tecnologiche e domestiche a cui siamo abituati a casa vengono improvvisamente meno quando si sceglie la via della vita comunitaria. È chiaro che se preferite dormire in hotel questo discorso decade e, sia chiaro, nessuno vi giudica per questo. Dopo diversi giorni passati a condividere una camerata con decine di sconosciuti, l’arrivo di una camera privata viene vissuto come una vera e propria visione mistica. Trovare il giusto equilibrio tra la bellezza della condivisione e il bisogno di ricaricare le energie è il segreto per portare a termine un cammino indimenticabile.

il link a n video con suggerimenti su come comportarsi in camerata

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