Si dice che in cammino la zona di comfort, ovvero quello stato psicologico in cui l’individuo si sente a suo agio e lo stress rimane a livelli bassi, sparisca.

Non mancano post e video in cui si inneggi a questo fatto.

In realtà le cose non stanno proprio così, altrimenti ci sarebbero decine di camminatori fortemente stressati che camminano nervosi pronti a scattare alla prima cosa che non va.

La “comfort zone” in cammino non è che sparisce, cambia.

Non c’è più la quotidianità fatta di colazione-lavoro o ricerca di lavoro-sport/riposo-cena-si crolla.
Al suo posto c’è la combo sveglia-cammino-si torna umani-cena-si crolla.

Passati i primi giorni dove il corpo si deve adattare al nuovo ritmo e va accompagnato magari con tappe brevi, i giorni a seguire sono una passeggiata è il caso di scrivere.
Niente pensieri sul lavoro o ricerca di esso, sul vicino maleducato che tanto non siete in casa ci siete voi, lo zaino e i km da percorrere.

Un pensiero può essere il dove trovare da dormire se fate la corsa all’albergue municipale che ha in genere pochi posti e costa poco.
Per il resto il camminatore si adatta.
Dopo che ha un letto, un posto dove mangiare è a posto, in cammino si torna primordiali.

Negli anni questa “comfort zone” ci sta piacendo tantissimo tanto da dedicarci ferie e tempo libero a disposizione. Ognuno poi sceglie il suo ritmo e i km da percorrere

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